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Appello del Comitato "don Peppino Diana"
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PRESENTATO A PIGNATARO MAGGIORE IL LIBRO DI RAFFAELE SARDO:

“E’ MARZO LA PRIMAVERA STA PER ARRIVARE. DON PEPPINO DIANA UCCISO PER AMORE DEL SUO POPOLO”.

Pignataro Maggiore - Presentato venerdì sera, nella splendida cornice del Palazzo Vescovile, il libro di Raffaele Sardo: “E’ Marzo la primavera sta per arrivare. Don Peppino Diana ucciso per amore del suo popolo”. All’incontro, promosso dalla libreria Uthopia di Capua e dall’associazione “Rinascita” di Pignataro, hanno partecipato, oltre all’autore, anche Renato Natale, ex sindaco di Casal di Principe e Giuseppe Vozza, ex sindaco di Casagiove. Ed è toccato proprio a Vozza, amico di scoutismo di don Diana, ricordare i momenti salienti di questa sua esperienza nel mondo dell’associazionismo giovanile. A Renato Natale e a Raffaele Sardo, invece, il compito di ricordare “sul campo”, come amici di don Diana e testimoni diretti, gli avvenimenti che in questi dieci anni hanno segnato l’impegno civile dell’associazionismo per l’affermazione della cultura della legalità. Natale e Sardo, scambiandosi, di volta in volta i ruoli di intervistatore e intervistato, hanno sottolineato innanzitutto il valore delle sentenze della magistratura che oltre ad individuare i colpevoli dell’omicidio di don Diana, hanno anche sancito i motivi della del suo assassinio:

copertina libro “E’ stato ucciso perché dava fastidio alla camorra per il suo impegno contro la cultura della morte”. Ed è stato sottolineata l’attualità di un documento come : “Per amore del mio popolo non tacerò…” nonostante sia stato partorito a natale del 1991. E’ stato annunciato che proprio ad ottobre prossimo a Casal di Principe, teologi e filosofi si confronteranno per attualizzare il messaggio contenuto in quel documento. “Si era messo in testa di scuotere le coscienze della sua gente, che da qualche secolo convive con la violenza della criminalità – ha detto Natale - Credeva nella “forza della parola”, nella forza della persuasione. E questo suo pensiero l’aveva messo in pratica con gli altri sacerdoti della Foranìa di Casal di Principe.”. Da parte sua Raffaele Sardo ha sottolineato “l’atteggiamento ambiguo della Chiesa locale che sin dall’inizio è stata “molto prudente” sulla morte di don Peppe”. Un atteggiamento che il vescovo di Caserta, Raffaele Nogaro. Un atteggiamento che lo stesso vescovo di Caserta, Raffaele Nogaro, ha criticato nel libro con una sua forte testimonianza: “La nostra Chiesa dovrebbe fare catechesi di questa esemplarità. Si doveva ripresentare il messaggio cristiano attraverso la testimonianza, attraverso la figura di don Diana, che è indiscutibilmente significativa. I giovani preti, i seminari, ma soprattutto le parrocchie dovrebbero seguire l’esempio di un testimone del nostro tempo. Parlare di questo martire. Di uno che ha vissuto e ha testimoniato il suo Cristo con la vita. Doveva essere proprio la chiesa di Aversa a prendere l’iniziativa. Per ora mi sembra che stia esprimendo simpatia per questa figura, ma non ha insistito sulla esemplarità dell’esempio di don Peppino in quanto sacerdote. Quasi con rassegnazione viene ammesso che era un buon prete e che la sua testimonianza potrebbe essere anche encomiabile, ma non viene portato come esempio da seguire. Ecco tacere nel nostro messaggio di vita cristiana, una presenza di questo tipo, per me è sbagliato”. Ma, come spesso accade, la Chiesa sembra avere paura dei suoi esempi più meravigliosi. E tra Fra’ Cristofaro e don Abbondio è sempre pronta a capire le ragioni di quest’ultimo. Nel dibattito seguito all’incontro, sono intervenuti, tra gli altri, il sindaco di Piagnataro, Giorgio Magliocca e gli assessori al Patrimonio e alla sicurezza, il segretario provinciale della Fillea, Giorgio Borrelli, il professor Ignazio del Vecchio e Tonino Gucchierato della Caritas di Capua.


 

Sabato 8 maggio 2004 - ore 18,30

 

Presentazione del libro di Raffaele Sardo

“E’ marzo, la primavera sta per arrivare”

Don Peppino Diana ucciso per amore del suo popolo.

CAPUA, PALAZZO FAZIO, VIA SEMINARIO N.10

 

Partecipano:
• Silvestro Montanaro – giornalista RAI
• Renato Natale – già sindaco di Casal di Principe
• Gianni Allucci – direttore Consorzio Agrorinasce
• Raffaele Sardo – giornalista, autore del libro

 


Manifesto per ricordare

una semplice vita

(per il 10° anniversario della morte di don Peppe Diana)

 

 

La camorra è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi...- così scriveva don Giuseppe Diana, insieme agli altri parroci della forania di Casal di Principe, nel documento Per amore del mio popolo, pochi anni prima d’essere ucciso, mentre s’accingeva a celebrare la messa, il 19 marzo 1994.

 

“I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento, e oltre, sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti, il cui uso produce a schiere giovani emarginati e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali...
Ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere «segno di contraddizione»”.


Il messaggio, l’impegno e il sacrificio di don Giuseppe Diana non possono essere dimenticati.
Il ricordo di una semplice vita, quale fu quella di don Peppe Diana, è il ricordo delle tante vittime innocenti, spesso dimenticate, che hanno insanguinato le strade delle terre occupate dalle mafie.
Gli anni trascorsi dall’uccisione di don Peppe, testimoniano che, passati i clamori, nel silenzio e nella dimenticanza, oltre ad una semplice vita, si può ammazzare anche la memoria e il sacrificio di un martirio.
Il silenzio, la disinformazione, la diffamazione che hanno caratterizzato gli avvenimenti giudiziari sulla morte di don Peppe Diana, segnalano all’attenzione pubblica il diritto-dovere ad una veritiera e libera informazione.
L’uccisione di una semplice vita diventa per noi un simbolo di nuova vita.
Il sacrificio di don Giuseppe Diana diviene l’occasione per riflettere nuovamente sulle barbarie della criminalità organizzata e sull’impegno per la legalità, lo sviluppo, la costruzione di una Comunità alternativa alle mafie, a cui tutti siamo chiamati a contribuire.
Per rendere vivo il ricordo delle vittime della mafia e l’impegno concreto alla costruzione di un futuro libero,
noi non dimenticheremo, noi ci saremo!


I sottoscrittori


 

Casal di Principe, 18 marzo 2004 - 10 anni dalla morte di don Giuseppe Diana.
Stasera alle 19.000 veglia di preghiera nella chiesa di san Nicola. Partecipano Alex Zanotelli, Don Luigi Ciotti, don Tonino Palmese. Domani, venerdi 19 marzo, alle ore 10.00 avrà luogo una marcia per ricordare l'assassinio del prete anticamorra.

il 19 marzo uno speciale su tcn realizzato da Raffaele Sardo

 

copertina libroEsce il 19 marzo il libro “È Marzo, la primavera sta per arrivare. Don Peppino Diana ucciso per amore del suo popolo” (di Raffaele Sardo)
È il racconto di questi dieci anni dalla morte di don Diana, visto con l'occhio del cronista e del testimone. Il libro è edito dall' "Università per la legalità & lo sviluppo" e si può richiedere anche alla redazione del giornale “lo Spettro”, oppure a [email protected]


IL PROGRAMMA COMPLETO DELLE MANIFESTAZIONI
su "lo Spettro"

 

CASAL DI PRINCIPE - Sono passati dieci anni da quel 19 marzo del 1994, da quando don Giuseppe Diana non c’è più. Quella mattina, don Peppe si alzò presto, come al solito. Dopo la messa delle 7.30 aveva dato appuntamento a diversi amici per cominciare a festeggiare il suo onomastico, come si usa fare a Casal di Principe: al bar, per una bella polacca calda ed un caffè. Arrivò puntuale come ogni mattina nella sua parrocchia. Sulla porta il sagrestano lo salutò. In chiesa c'erano già alcune donne e le suore, ma quel giorno don Peppe aveva anche un altro appuntamento: con la morte. Non l'aveva preso lui, ma la camorra. E la signora con la falce arrivò anche lei puntuale alle 7.20, pochi minuti prima che uscisse dalla Sagrestia per andare sull'altare a dire messa. “Chi è don Peppe?” “Sono io” rispose don Diana, non riconoscendo il volto e la voce della morte. Quattro colpi in rapida successione che spensero la sua giovane vita. Aveva 36 anni don Peppe e dall’89 era parroco di San Nicola a Casal di Principe. La sua vita la divideva con i giovani, i disabili e gli immigrati. Era uno scout, ma era anche assistente generale dell’Opera pellegrinaggi Foulards Blancs. Con questo spirito di servizio aveva intrapreso la lotta alla camorra. Si era messo in testa di scuotere le coscienze della sua gente, che da qualche secolo convive con la violenza della criminalità. L’aveva gridato dall’altare: “Per amore del mio popolo non tacerò…”. Ha pagato con la vita...