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Gianni Alemagna

Marco Travaglio

L'Unità, 20 febbraio 2009

 

Gli elettori italiani sono nati per soffrire. Di quelli del Pd già si sapeva (ora, per rincuorarli un po’ dopo gli ultimi rovesci, Enrico Letta annuncia una bella alleanza con l’Udc di Casini, Cesa e Cuffaro). Quelli di destra invece erano abituati benino, nell’ultimo periodo, dunque meritavano anche loro una bella mazzata. Ha provveduto Gianni Alemanno, sindaco di Roma, annunciando che presto la Capitale dedicherà - a titolo di «doveroso omaggio e riconoscimento» - una strada a Bettino Craxi, «un grande leader che ha anticipato la modernizzazione del Paese. Un’esigenza oggi portata avanti dal Presidente Berlusconi». Sulla continuità fra Craxi e Berlusconi, niente da dire: la testimoniano anche i 23 miliardi di lire passati dai conti esteri del secondo a quelli del primo nei primi anni 90. Più controversa la questione del grande leader modernizzatore: forse Alemanno si riferisce alle due condanne per il magnamagna di Tangentopoli, o al rapporto debito-pil passato nei 4 anni del governo Craxi dal 70 al 92%, o all’alleanza coi generali argentini e col tiranno somalo Siad Barre, o alla fuga organizzata per sottrarre alla giustizia il terrorista palestinese Abu Abbas dopo il sequestro della nave Achille Lauro e l’assassinio di un ebreo paralitico americano. La via di Roma dedicata all’unico premier corrotto e latitante della storia dell’Occidente sarà quella antistante l’hotel Raphael. Una scelta non casuale: proprio lì, nell’aprile ’93 gli elettori del Msi, e poi di An e poi di Alemanno tirarono le monetine a Bettino urlando «via Craxi». Ora, finalmente, verranno esauditi.

 

Marco Travaglio, da l'Unità

 

 

Kofi, il Babbo Natale di colore che chiede in regalo il permesso di soggiorno

Sul corso principale di Caserta alcuni immigrati vestiti da Babbo Natale hanno distribuito un volantino per chiedere procedure più rapide per ottenere i permessi di soggiorno

Raffaele Sardo

La Repubblica Napoli, 21 dicembre 2008

 

Il volantinaggio degli  immigrati

La lettera a Babbo Natale degli immigrati di Caserta:

 

«Caro Babbo Natale,
mi chiamo Kofi e sono un immigrato che vive in Italia. Ti immagino indaffarato e con un sacco di roba da fare, dunque andrò subito al sodo. L'anno scorso sotto l'albero ho trovato un bel decreto d'espulsione nuovo di zecca. Che c..., ho pensato, ed io che avevo chiesto un permesso di soggiorno!
Che dirti, caro Babbo Natale, forse hai sbagliato indirizzo. O forse l'indirizzo era giusto ma hai sbagliato l'inquilino, dato che nel nostro bilocale ci viviamo in 12 e noi neri – come dite voi - siamo un po' tutti uguali.

 

Nulla di personale dunque, ma fammi chiarire un paio di questioni. Tu vieni dalla Finlandia, io dal Ghana. Tu svolazzi destra e a manca comodamente seduto su una slitta trainata da renne, io sono sbarcato vivo per miracolo a Lampedusa. Tu lavori un giorno all'anno, io trecentosessantacinque. Tu sei sponsorizzato (niente di meno che!) dalla Coca Cola S.p.a. e recentemente anche da SKY e Premium Gallery, io invece lavoro per uno che dopo tre anni non ha ancora imparato il mio nome. In conclusione, chiudiamo pure un occhio sul disguido dell'anno scorso, ma stavolta leggi bene la mia letterina e attento a non fare errori.


Premetto che quest'anno credo di essere stato un immigrato buono. Nonostante quello che dicono i telegiornali, io non ho spacciato droga, non ho ucciso e non ho rubato. In compenso mi sono fatto un mazzo così, dunque credo di aver pienamente acquisito il diritto a trovare anch'io il mio regalo sotto l'albero.
Vorrei prima di tutto un bel permesso di soggiorno. Se non altro per riparare al danno che mi hai fatto l'anno scorso. Poi mi piacerebbe poterlo rinnovare ogni volta senza problemi, senza interminabili code, senza dover chiedere una prenotazione 4 mesi prima. Vorrei anche che all'ufficio immigrazione della questura ci fosse qualcuno che parli inglese. O italiano.
Poi mi piacerebbe trovare un buon proprietario di casa, che mi faccia il contratto d'affitto. Capisco che pagare le tasse sia una rottura, ma a me quel contratto serve per rinnovare i documenti!


Vorrei anche una casa decente. Qui in Italia si affitta a noi africani solo come ultima spiaggia, quando ormai nessun italiano accetterebbe più. Pensa che dove vivo io le tubature hanno dato vita a fenomeni strani: tiri l'acqua del cesso e quello del piano di sotto si fa la doccia. Tecnicamente parlando, volendo risparmiare sull'acqua, basterebbe mettersi d'accordo sugli orari e sincronizzare gli orologi.
E che dire di una nuova normativa sull'immigrazione? Non fare il timido, caro Babbo Natale, tu sei un pezzo grosso e so che tieni pure un bordello di contatti. Che ti costa regalarmi una bella proposta di legge in Parlamento! Una legge semplice semplice, mi accontento, in cui chi ha voglia di lavorare è benvenuto in Italia, mentre chi vuole solo fare casino fuori dalle palle. Una legge che non faccia di tutta l'erba un fascio, insomma, da paese sviluppato.
Poi mi piacerebbe il diritto alla cittadinanza per mio figlio che è nato qui in Italia. Macchè, mi ha detto un mio amico italiano, ma non vedi che è nero?! Ottima attenzione ai dettagli, gli ho risposto, però è anche nato qui! Insomma, fosse nato in Ghana avrebbe la cittadinanza ghanese. E invece mio figlio al momento è un ectoplasma burocratico, c'è e non c'è. Un giorno, forse, questo ectoplasma prenderà forma e sostanza sotto una bandiera nazionale. Speriamo.
E non dimentichiamoci, caro Babbo Natale, del lavoro. Mi piacerebbe un contrattino, anche piccolo piccolo. Sai, di quelli all'italiana, che sulla carta fai un part-time e poi di fatto schiatti di fatica per 13 ore. Credimi, mi basterebbe. Se non altro per rinnovare il permesso di soggiorno che mi porterai.


Poi vorrei…
Ok ok, forse sto chiedendo troppo. ...per quest'anno vedi tu cosa riesci a portarmi di quanto detto sopra, poi per il resto risolviamo tutto con comodissime rate annuali: una cosa per ogni Natale. Se tutto va bene, secondo i miei calcoli, per 2027 avremo chiuso la questione e l'Italia sarà un bel paese per tutti. Me compreso.
Stammi bene e non volare ubriaco, che qui a Caserta hanno raddoppiato i controlli!
Sempre tuo
Kofi»

 

Il governo salva Geronzi, Tanzi e Cragnotti

 

di Liana Milella

 

Sorpresa nel decreto Alitalia: reati non perseguibili se non c'è il fallimento.
Ad accorgersene per prima Milena Gabanelli, l'autrice della trasmissione Report

 

ROMA - Un'altra? Sì, un'altra. E per chi stavolta? Ma per Cesare Geronzi, il presidente di Mediobanca negli impicci giudiziari per via dei crac Parmalat e Cirio. La fabbrica permanente delle leggi ad personam, col marchio di fedeltà del governo Berlusconi, ne produce un'altra, infilata nelle pieghe della legge di conversione del decreto Alitalia. Non se ne accorge nessuno, dell'opposizione s'intende, quando il 2 ottobre passa al Senato. Eppure, come già si scrivono i magistrati nelle maling list, si tratta d'una "bomba atomica" destinata a far saltare per aria a ripetizione non solo i vecchi processi per bancarotta fraudolenta, ma a bloccare quelli futuri.
Con un semplice, e in vero anche mal scritto, articolo 7bis che modifica la legge Marzano sui salvataggi delle grandi imprese e quella sul diritto fallimentare del 1942. L'emendamento dice che per essere perseguiti penalmente per una mala gestione aziendale è necessario che l'impresa si trovi in stato di fallimento.
Se invece è guidata da un commissario, e magari va anche bene come nel caso della Parmalat, nessun pubblico ministero potrà mettere sotto processo chi ha determinato la crisi. Se finora lo stato d'insolvenza era equiparato all'amministrazione controllata e al fallimento, in futuro, se la legge dovesse passare com'è uscita dal Senato, non sarà più così. I cattivi manager, contro cui tutti tuonano, verranno salvati se l'impresa non sarà definitivamente fallita.
Addio ai processi Parmalat e Cirio. In salvo Tanzi e Cragnotti. Salvacondotto per l'ex presidente di Capitalia Geronzi. Colpo di spugna anche per scandali di minore portata come quello di Giacomelli, della Eldo, di Postalmarket. Tutto grazie ad Alitalia e al decreto del 28 agosto fatto apposta per evitarne il fallimento. Firmato da Berlusconi, Tremonti, Scajola, Sacconi, Matteoli. Emendato dai due relatori al Senato, entrambi Pdl, Cicolani e Paravia. Pronto per essere discusso e approvato martedì prossimo dalla Camera senza che l'opposizione batta un colpo.
Ma ecco che una giornalista se ne accorge. È Milena Gabanelli, l'autrice di Report, la trasmissione d'inchieste in onda la domenica sera su Rai3. Lavora su Alitalia, ricostruisce dieci mesi di trattative, intervista con Giovanna Boursier il commissario Augusto Fantozzi, gli chiede se è riuscito a garantirsi "una manleva", un salvacondotto per eventuali inchieste giudiziarie. Lui risponde sicuro: "No, io non ho nessuna manleva".
Ma quel 7bis dimostra il contrario. Report ascolta magistrati autorevoli, specializzati in inchieste economiche. Come Giuseppe Cascini, segretario dell'Anm e pm romano dei casi Ricucci, Coppola, Bnl. Il suo giudizio è senza scampo. Eccolo: "Se la norma verrà approvata non saranno più perseguibili i reati di bancarotta commessi da tutti i precedenti amministratori di Alitalia, ma neppure quelli compiuti da altri manager di società per cui c'è stata la dichiarazione d'insolvenza non seguita dal fallimento".
Cascini cita i casi: "Per i crac Cirio e Parmalat c'è stata la dichiarazione d'insolvenza, ma senza il fallimento. Il risultato è l'abrogazione dei reati fallimentari commessi da Tanzi, Cagnotti, dai correi". Non basta. "Subito dovrà essere pronunciata sentenza di assoluzione perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato per tutti gli imputati, inclusi i rappresentanti delle banche".
Siamo arrivati a Geronzi. Chiede la Gabanelli a Cascini: "Ma la norma vale anche per lui?". Lapidaria la risposta: "Ovviamente sì". Le toghe s'allarmano, i timori serpeggiano nelle mailing-list. Come in quella dei civilisti, Civil-net, dove Pasquale Liccardo scrive: "Ho letto la nuova Marzano. Aspetto notizie sulla nuova condizione di punibilità che inciderà non solo sui processi futuri ma anche su quelli in corso". Nessun dubbio sulla portata generale della norma. Per certo non riguarderà la sola Alitalia, ma tutte le imprese.


Vediamolo questo 7bis, così titolato: "Applicabilità delle disposizioni penali della legge fallimentare". Stabilisce: "Le dichiarazioni dello stato di insolvenza sono equiparate alla dichiarazione di fallimento solo nell'ipotesi in cui intervenga una conversione dell'amministrazione straordinaria in fallimento, in corso o al termine della procedura, ovvero nell'ipotesi di accertata falsità dei documenti posti a base dell'ammissione alla procedura".


La scrittura è cattiva, ma l'obiettivo chiaro: finora i manager delle grandi imprese finivano sotto processo per bancarotta a partire dalla sola dichiarazione d'insolvenza. Invece, se il 7bis passa, l'azione penale resterà sospesa fino a un futuro, e del tutto incerto, fallimento definitivo. Commentano le toghe: "Una moratoria sine die, un nuovo colpo di spugna, una mano di biacca sulle responsabilità dei grandi manager le cui imprese sono state salvate solo grazie alla mano pubblica". Con un assurdo plateale, come per Parmalat. S'interromperà solo perché il commissario Bondi evita il fallimento.
Ma che la salva Geronzi sia costituzionale è tutto da vedere. Gli esperti già vedono violati il principio d'uguaglianza e quello di ragionevolezza. Il primo perché la norma determina un'evidente disparità di trattamento tra i poveri Cristi che non accedono alla Marzano, falliscono, e finiscono sotto processo, e i grandi amministratori. Il secondo perché l'esercizio dell'azione penale dipende solo dalla capacità del commissario di gestire l'azienda in crisi. Se la salva, salva pure l'ex amministratore; se fallisce, parte il processo. Vedremo se Berlusconi andrà avanti sfidando ancora la Consulta.

 

Liana Milella, la Repubblica, 9 ottobre 2008

 

Dott. Mamadou, il sogno si è avverato

di Claudio Lombardi

 

CASERTA. Ha già prenotato un volo che martedì lo riporterà in Senegal. Lì, in un sobborgo di Dakar, Mamadou Dia riabbraccerà la madre Fatu e la moglie Thiane. Questa volta, però, nella valigia, accanto ai regali per i suoi cinque figli, riporrà anche il certificato di laurea.

 

Mamadou DiaLui, 49 anni, venditore ambulante, d’inverno nei mercati cittadini e d’estate lungo le spiagge del litorale domitio, è il primo senegalese che si laurea alla Seconda Università di Napoli. Biotecnologia: evoluzione «naturale» del diploma di perito agrario che gli valse un impiego al Ministero dell’Agricoltura. Poi, cinque anni fa, il viaggio in Italia. Un misto tra desiderio e necessità lo portò a Caserta, che ospita una delle più grandi comunità senegalesi del nostro Paese, di cui presto divenne il portavoce.

Delle sofferenze, delle difficoltà, dei disagi iniziali Mamadou non parla. Grande e grosso com’è, sorride, con i suoi denti che il solito cliché vorrebbe bianchi come l’avorio. Ci tiene, però, a precisare, quello sì, che non è andato mai fuori corso. Si è laureato nei tempi giusti: tre anni. Studiando quando poteva, seguendo i corsi, prendendo appunti e magari passando i risultati dei test di biochimica ai suoi colleghi.

 

Mamadou DiaMostra le foto della seduta del 26 marzo, indica la bandiera del Senegal e quella italiana campeggiare insieme nell’aula magna di via Vivaldi, sfoglia la tesi sui valori nutrizionali de «Le risorse agrarie della zona dei “Niaye”». Ringrazia il suo relatore, il professore Augusto Parente, e il preside della facoltà, Paolo Pedone. Il suo viso si acciglia solo quando racconta dalle mattine passate in Questura o al Comune, delle trasferte a Roma, in ambasciata, della lotta contro i pregiudizi e di come sia sempre più difficile strappare un permesso di soggiorno per un «fratello» senegalese. Ambulante, mediatore culturale, simbolo di una comunità, e ora biotecnologo. Ne ha fatta di strada Mamadou.

 

Claudio Lombardi, il Mattino (Caserta), 05/04/08

 

Mamadou Dia

 

Il Preside Paolo Pedone, il dott. Mamadou Dia e il prof. Augusto Parente

foto: cortesia di Gaetano Montebuglio

 

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